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È un giovedì pomeriggio del 1969 quando i Troubles scoppiano nel quartiere operaio e cattolico di Ardoyne, Belfast. La famiglia Lovett si barrica in casa: Amelia e Lizzie, le figlie più piccole, si nascondono sotto il tavolo con il cane, mentre la madre, la zia e Mick, il primogenito, proteggono la casa. I Troubles scuotono l'Irlanda e disintegrano un'intera comunità: il cugino James diventa un nemico soltanto perché inglese, l'IRA si insinua nei conflitti famigliari, i giovani perdono anzitempo l'innocenza e diventano giustizieri e picchiatori. «Amelia» segue l'omonima protagonista nel suo turbolento percorso di crescita, dall'infanzia, passata in casa a giocare col suo scrigno dei tesori, a un'adolescenza tutt'altro che normale. Quello di Amelia è un viaggio in un mondo segnato dalla repressione e dalla sopraffazione in cui lei non si riconosce più, e così sfoga il proprio disagio sull'unica cosa di cui ha il controllo, il corpo, ma ben presto tutto verrà messo a dura prova… In questo esordio dall'umorismo cupo, Anna Burns – vincitrice con «Milkman» del prestigioso Booker Prize – traccia un ruvido ritratto della fragilità di Amelia, e la guerra civile non è che una metafora della sua condizione fisica, della sua inadeguatezza e sensibilità di fronte a un mondo tanto brutale.