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Linda Nochlin esplora il tema del frammento come metafora della modernità, seguendo una lunga traiettoria storica e visiva che parte dall’emblematico disegno di Füssli, in cui l’artista è ritratto piccolo e atterrito accanto a un enorme piede antico, simbolo della condizione moderna come perdita irrimediabile di una totalità passata. Con la Rivoluzione francese il frammento assume un valore positivo: mutilazioni del corpo e abbattimento di statue reali esprimono la distruzione dell’Antico Regime e la fondazione di un nuovo ordine. Nell’Ottocento il corpo in pezzi diventa immagine del trauma e della storia, e Géricault lo mortifica dipingendo teste e arti mozzati, sempre in bilico tra dissezione scientifica e melodramma romantico. Parallelamente impressionisti e Manet rappresentano città e corpi con inquadrature spezzate: il frammento entra nella struttura stessa dell’immagine. Cézanne e Van Gogh lavorano su frammenti scultorei che evocano tensioni tra tradizione e modernità, eros e sacrificio, arte e vita, fino al gesto estremo dell’automutilazione. Nel Novecento e oltre, dai Surrealisti (Max Ernst, Hans Bellmer) a Louise Bourgeois, Cindy Sherman, Robert Mapplethorpe e altri, il frammento destabilizza identità, genere e integrità del soggetto. Per l’autrice il frammento va pensato come una costellazione di casi specifici e di differenze di una modernità plurale e mutevole, in cui la perdita di unità e la ricerca di nuove totalità convivono in tensione.
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