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Con "Foscolo a Milano", Gianfranco Acchiappati ci consegna un’immagine del poeta delle Ultime lettere di Iacopo Ortis e dei Sepolcri tratteggiata come quella di un essere umano complesso, ardente, vulnerabile, colto nella tensione continua fra impulso e misura, grandezza e fragilità: un Foscolo irrequieto, quasi febbrile, incline alle improvvise impennate dell’orgoglio e alle precipitose ritirate dell’amarezza; capace di entusiasmi travolgenti e, nel giro di poche ore, di repentine disillusioni, dominato da una sensibilità eccessiva che amplifica ogni offesa, ogni slancio, ogni timore e che proprio in quella sproporzione trova la sorgente della sua energia creativa. Acchiappati osserva tutto con pazienza da naturalista e affetto d’ammiratore: registra la tendenza a teatralizzare ogni emozione; ricostruisce il suo narcisismo ferito, le fiammate d’orgoglio che lo spingono ad abbandonare incarichi e città nel giro di una notte; annota con scrupolo i momenti di malinconica vulnerabilità quando la sua fierezza, perennemente in allerta, si incrina in cerca di protezione presso patrizi generosi, amiche colte o salotti benevoli. Ma emerge anche il Foscolo segreto, umano, lo studioso e scrittore: ore febbrili di lavoro frenate all’improvviso da accessi di scoramento, riprese impetuose, cui seguivano altrettanto repentini abbandoni, in un’altalena emotiva che pare riflettere fedelmente il suo destino. Quasi si sentono i passi di Foscolo per le strade di Milano, avido dei molti piaceri che questa città seppe offrirgli, ma che ostinatamente fu portato a detestare in modo viscerale, al punto di ribattezzarla Paneropoli, maledicendone spesso il clima, avaro di luce, tacciandone di eccessiva e torpida dabbenaggine gli abitanti: una ambivalenza tanto emblematica da poter essere elevata a sigillo stesso di quella insanabile frizione che legò il poeta alla sua epoca e che trovò, proprio nella stagione milanese, la sua più alta, inquieta e feconda espressione. Ed è questo, uno dei maggiori pregi del libro: mostrarci un Foscolo che non solo si studia, ma si riconosce, nel quale si può scorgere, insieme alla statura del poeta, il tremito dell’uomo restituito nella sua verità più immediata e carnale. Il volume è impreziosito da una introduzione di Giovanni Biancardi, grande studioso di Foscolo.