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Risolvere il dibattito tra determinismo e libero arbitrio non sarebbe stato difficile, alla fine, per
l'archeologo protagonista di questo racconto, e se avesse anche dimostrato l'esistenza di una
coscienza che comprendesse tutto, oltre la mediazione dei sensi, la filosofia o un'avanzata conoscenza
della fisica quantistica, il personaggio principale avrebbe detto che sarebbero stati quasi effetti
collaterali del suo scopo principale: Una società migliore, dove avrebbe regnato pace e benessere.
Sarebbero bastati: Un messaggio agli antichi popoli della Terra, attraverso uno dei tanti oggetti
che oggi avremmo detto appartenere alla categoria OOPART (Out of Place ARTifacts - Manufatto, reperto
fuori posto o anacronistico); la simmetria temporale di Kater Murch; una coscienza comune universale
e tanto, tantissimo tempo. Il racconto avrebbe subito un espansione (i suoi capitoli sarebbero stati numerati
secondo la serie...n, n+1, n+2...n x infinito), molteplici universi si sarebbero succeduti dal vagito della
prima stella all'ultimo buco nero, e così via, ma non sarebbe bastato, una serie infinita di cicli di
creazione avrebbe compreso e quindi anche troppo atteso per "materializzare" una volontà di pace. La
coscienza universale, allora, avrebbe tenuto vivo e potenzialmente attuabile il piano del protagonista, fino a
quando un probabile archeologo, finalmente, sarebbe vissuto in una civiltà di pace, molto probabilmente
grazie a ciò che il protagonista stesso avrebbe fatto in un lontanissimo passato.
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