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Una nuova cornucopia, capace di offrire immense risorse all'umanità, o un nuovo centro di conflitti, un fragile vaso di Pandora fra i ghiacci? Da Pitea ai vichinghi, da Caboto ai pescatori baschi, fino alle spedizioni di Bering e Nobile, per secoli l'Artico è stato un mondo lontano, misterioso e quasi inaccessibile. Poi, le guerre mondiali e la Guerra fredda lo hanno trasformato in uno spazio strategico, dove i sottomarini navigano nel silenzio sotto la calotta polare e gli aerei militari ne sorvolano i cieli. Oggi tutto sta cambiando di nuovo. L'Artico si riscalda a una velocità 3,8 volte superiore al resto del globo, e lo scioglimento dei ghiacci sta aprendo un mare ricco di petrolio, gas e metalli, ma anche di possibilità per la pesca, i commerci e la navigazione. Le rotte polari possono dimezzare i tempi di percorrenza fra Asia ed Europa e già oggi alcune metaniere attraversano quei mari senza l'assistenza dei rompighiaccio. L'Artico dunque fa gola a molti: governi, imprese minerarie, compagnie di trading, armatori, operatori turistici. Lo dimostra l'accordo tra Washington e Copenaghen, che blinda la presenza militare statunitense e riafferma la sovranità danese. Il confine estremo del mondo potrebbe diventare un nuovo Mediterraneo: uno dei grandi crocevia economici e geopolitici del XXI secolo. Sarà una miniera di opportunità per l'umanità o la miccia di nuove contese?
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