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Re Lear è ultima delle grandi tragedie di Shakespeare e loro conclusione e somma. La trama ha due sviluppi paralleli, che si rispecchiano l’un l’altro, con una “corte” di circa otto personaggi, la presenza e le vicende dei quali si intrecciano a quelle di Lear. Altro aspetto distintivo è un’ampia prospettiva e vastità, una violenza dell’azione e una crudeltà dei gesti totale, con vicende e confronti che tolgono il respiro. Il male sembra dominare e trionfare anche sui buoni (in primis su Cordelia e poi sullo stesso Re). La tragedia gioca inoltre su varie forme di pazzia: quella che coinvolge il Re, quella mezza-finta e in parte congenita del Matto, quella pretesa e finta da Edgar travestito da “Povero Tom”. Shakespeare scriveva quando l’inglese moderno era ancora in formazione, e al processo egli contribuisce come inventore, innovatore e maestro: il linguaggio raggiunge una densità e potenza inattesa; è quasi tutto sotteso a situazioni di ira, collera, ed eccessi verbali. È per così dire tenebroso di per sé, per le situazioni e gli aneliti che esprime. Vi si nota un’insolita alternanza fra versi e prosa indipendentemente dalle intrinseche qualità e caratteristiche dei personaggi. La traduzione è particolarmente attenta a questi aspetti, e cerca di rendere in italiano un Re Lear il più possibile vicino all’originale.