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Fra i protagonisti della fase più drammatica della storia delle Crociate, che fu la caduta di Gerusalemme per opera di Saladino, Rinaldo di Châtillon (1125 circa - 1187) si è guadagnato nei secoli una fama ambigua e sinistra: arrampicatore sociale, sconsiderato capo militare, oppure semplice bandito. Rinaldo fu, senza dubbio, personaggio fra i più coloriti della vita d'Oltremare, per via della spregiudicatezza del suo carattere e per la spericolatezza delle sue imprese, capaci d'innescare - secondo una versione della Storia a lui sfavorevole - gli eventi che portarono il regno di Gerusalemme alla fine. Ma sarà vero, poi, che gran parte del disastro dovette essere additato a lui? Il presente saggio si porrà l'obiettivo d'andare oltre la semplice narrazione degli episodi della vita di Rinaldo de Châtillon, chiarendo il senso delle sue azioni e soppesandone l'effettiva capacità di produrre gli effetti disastrosi che a lui la narrazione classica delle Crociate attribuisce. Si vedrà come, pur costellata da enormi buchi e da circostanze in apparenza inspiegabili, la nostra conoscenza degli eventi potrà giovare da dettagli, testimonianze ed episodi su cui la narrazione classica delle Crociate ha sovente guardato oltre - come una lunga e penosa prigionia ad Aleppo in mani nemiche - ma che, se opportunamente ripresi e valorizzati, potranno finalmente aiutarci ad avere di Rinaldo un'immagine più adeguata, sia come uomo che come condottiero.